La mia obesità non mi aveva MAI fermato fino a che un giorno…

La rinascita di Cinzia, operata di sleeve

La rinascita di Cinziaoperata di sleeve dal team di chirurgia bariatrica dell’Ospedale Carlo Urbani di Jesi (AN).

 

 Un’infanzia in perenne lotta con l’eccesso di peso

“La mia storia è la storia di una bambina cicciottella sin dalla nascita, per cui carina, paffutella, tutti dicevano “Che bella bambina!”. Con l’avanzare degli anni è diventata purtroppo una bambina obesa. Una bambina con due genitori attenti e affettuosi;  hanno sempre cercato di curare l’eccesso di peso, portandola da tanti e tanti medici, fino a provare anche cure pesanti, come le amfetamine, per poter migliorare la situazione fisica. Invece, purtroppo, smesse le amfetamine, il peso tornava a risalire ancora. Per cui a un certo punto – deliberatamente – questa bambina decise di non seguire più nessuna dieta e purtroppo il mio peso è salito ancora fino a raggiungere i centocinquanta chili.”

 

Con l’obesità arriva anche il diabete

“Con i centocinquanta chili ho scoperto anche di avere il diabetediabetica di tipo 2, sentenziò il medico, cioè di origine alimentare …. Un altro duro colpo, che mi riportava alla realtà dicendomi: “È ora di pensarci!” (perché il nostro corpo ci manda dei segnali ma non sempre li ascoltiamo!!).”

“I primi anni ho dovuto combattere contro me stessa perché non volevo accettare obesità e diabete per cui ancora una volta ho rifuggito, ho allontanato drasticamente l’idea di curare entrambe, o anche una sola, delle patologie, non volevo neanche prenderle in considerazione…. finché un giorno mi sono accorta che non vedevo più bene. A quel punto ho dovuto accettare la situazione, sono andata in un Centro Antidiabetico, mi sono messa a stecchetto come si dice e ho perso alcuni chili: da centocinquanta chili sono arrivata a centoventisei. Oltre non sono riuscita ad andare. Ogni volta che andavo ai controlli, la diabetologa mi tirava le orecchie e mi proponeva il suo mantra: “Cinzia, devi dimagrire, Cinzia devi dimagrire…” era il ritornello e Cinzia, purtroppo, non riusciva più, perché sin dall’età adolescenziale, dai quattordici anni in poi, Cinzia è sempre stata a dieta per cui – torno a ripetere – tra farmaci e diete, non riuscivo più, non riuscivo più a perdere peso. Mi arrabbiavo con la dottoressa che continuava a dirmi di scendere di peso, di mettermi a dieta, di camminare, di andare in palestra, tutte cose che ad un obeso non piace sentirsi dire, anche se lo sa, ma non piace!”

 

Un giorno ho sentito un dolore a un ginocchio … ed è stata la molla al cambiamento

“Ho continuato ad andare ai controlli, fortunatamente il mio diabete era una forma “tranquilla”, mi lasciava abbastanza in pace, riuscivo a gestirlo con una compressa a pasto e naturalmente cercavo di non mangiare roba dolce, roba grassa, cercavo di starci attenta, l’emoglobina glicata non è mai andata oltre il 6.4 – 6.8 finché un giorno ho cominciato a sentire un dolore a un ginocchio e questo dolore mi preoccupava, come un tarlo, perché sono una persona molto estroversa e la mia “ciccia” non mi ha mai, mai fermato. Sono sempre andata a ballare, in discoteca, sono sempre andata a fare viaggi, però questo dolore al ginocchio iniziava a preoccuparmi, preoccuparmi più della mia obesità e più del mio diabete.
Questo ginocchio mi procurava dolore costante e ha cominciato a insinuarsi la paura che mi bloccasse.”

“Lavorando in ospedale, sono andata subito a prendere un appuntamento e ho fatto una visita dall’ortopedico. L’ortopedico, senza tanti giri di parole mi ha detto: “Cara Cinzia, sei arrivata a un bivio, devi pensarci bene, devi mettere mano al tuo peso perché operarti non è facile, hai bisogno di una protesi al ginocchio…”, e questa notizia mi ha messo più paura del diabete e dell’obesità messe insieme, perché poi ho pensato oltre…. Mamma mia una protesi al ginocchio, e chi mi farà la fisioterapia, e chi mi aiuterà ad alzarmi dal letto? Non posso, ho detto all’ortopedico, non posso superare questo intervento, e lui mi ha risposto: “Datti tempo, pensa … secondo me, se scendi di peso il tuo ginocchio ne avrà beneficio.”

 

Per la prima volta, ho cominciato a prendere consapevolezza, informandomi

“Ho iniziato a pensarci seriamente e ho ripensato a quando tanti anni prima ero andata ad informarmi per un bypass gastrico, il chirurgo mi aveva raccontato tutta l’esecuzione dell’intervento e quello che mi sarei dovuta aspettare dopo … e parlo di circa quarant’anni fa. Quarant’anni fa era un intervento molto importante, se ne facevano pochi. Oggi volevo informarmi dei progressi e di che cosa avrei potuto fare per perdere peso nella mia situazione.

Ospedale di Jesi - chirurgia bariatricaMi sono  informata. Ho chiamato dei colleghi che mi hanno detto: “Guarda che qui all’Ospedale di Jesi hanno iniziato a fare chirurgia bariatrica; mi hanno riportato alla realtà; mi hanno aperto un mondo per cui ho approfondito, e mi sono avvicinata a questo tipo di chirurgia, cominciando a prenderlo in considerazione almeno come idea e l’ho vissuto da subito come un aiuto, una risorsa, una possibilità di poter vivere quella vita che non avevo vissuto fino a due anni fa quando, il il 1° dicembre 2017, mi sono sottoposta a questo intervento di sleeve gastrectomy.”

 

“La d.ssa Silvana Leanza, specializzata in chirurgia dell’obesità (chirurgia bariatrica) mi ha preparato molto bene all’intervento, mi ha parlato da subito di vantaggi e svantaggi di questo approccio chirurgico; avevo fame di informazioni che Lei ha soddisfatto in pieno spiegandomi ogni minimo particolare. Volevo sapere tutto per capire a che cosa andavo incontro. La dott.ssa Leanza mi ha ispirato subito fiducia, ed è una cosa molto importante per chi affronta questo percorso, mi sono affidata totalmente a Lei, e Lei mi ha dato quell’empatia giusta che mi ha garantito che avrei potuto superare bene quest’intervento. E così è stato.”

 

I parenti hanno cercato di dissuadermi …

Che cosa posso dire… intorno a me, parenti che non erano d’accordo, avevano paura, perché giustamente si tratta di un intervento impegnativo, si va in sala operatoria, si fa un’anestesia totale, tutte le ragioni del mondo avevano … loro, dal loro punto di vista. Ma dal mio? Nessuno mai potrà sapere che cosa subisce un obeso. Io devo ringraziare prima di tutto il Signore, devo ringraziare i miei genitori, che mi hanno forgiato con un carattere molto estroverso.”

AltalenaTorno a ripetere, la mia obesità in apparenza non mi ha pesato, perché prima di tutto ero io a non sentirla, ero io che volevo essere uguale a tutti gli altri, però per quanto io volessi fare quello che facevano gli altri … in tutto non riuscivo. Per cui, da bambina, quando gli altri andavano in altalena, io non potevo andarci perché le altalene non sono fatte per i bambini obesi, però trovavo degli escamotage per cui facevo un altro gioco però penso che dentro di me questa cosa – visto che riaffiora ancora oggi – sia pesata.

“Per cui ai miei parenti che non erano d’accordo, ho detto solamente questo: “provate a indossare il mio corpo, dopodiché potrete dire, si hai ragione, no non hai ragione ma difficilmente potrete dire non hai ragione perché non è facile vestire il nostro corpo, il mio e il nostro corpo.” Dico così, perché oggi – dopo due anni – mi trovo ad andare in giro e notare le altre persone obese – anche se io stessa ho ancora dei chili da buttare giù – vedendole, provo difficoltà perché vorrei abbracciarle tutte e aiutarle a prendere la giusta decisione e dire: “fatelo, fatelo, datevi una possibilità, come me la sono data io perché il mio diabete dal giorno dell’intervento non si è fatto più sentire né vedere. Il mio ginocchio? Il mio ginocchio non l’ho più sentito!”

 

La mia vita è cambiata in meglio. Sono rinata

Ora tutti i giorni faccio i miei cinque, sei chilometri senza provare dolore al mio ginocchio. Per cui, la mia vita è cambiata in meglio. Vado al mare, certo non riesco ancora a mettermi in costume completamente però entro in acqua , mi faccio la mia bella nuotata, sto al sole senza provare il disagio che provavo in adolescenza, perché poi negli anni seguenti non sono più andata perché mi vergognavo, perché non ero uguale agli altri. Per cui, oggi posso dire solamente che la mia vita è cambiata, perché non mi riconoscono più; una persona che ho incontrato giorni fa mi ha detto: “Ti ho riconosciuto dalla voce; se non parlavi non ti avrei salutato”. Per cui l’intervento ti cambia, ti cambia tanto.”

Anche il modo di vestire non è più lo stesso: prima amavo i vestiti larghi perché gli altri non dovevano notare che magari avevo preso quel chilo, ora i vestiti li preferisco stretti, non riesco proprio a portare i vestiti larghi. Il vestito deve essere stretto e la felicità che provo ad andare in un negozio è una cosa indescrivibile. Non ci sono parole per esprimere la soddisfazione di quel momento. Il mio bonprix – che in tanti conosciamo – sta lì, da una parte, perché gli devo dire grazie perché mi ha aiutato ad essere parzialmente uguale agli altri. Oggi lo saluto, lo guardo, gli sorrido, però oggi vado in un negozio e non ho problemi. Posso trovare il pantalone, posso trovare la camicetta, posso trovare la maglietta; non ho più paura di entrare. La prima volta si, dopo l’intervento avevo paura, però – fortunatamente – qualcuno mi ha tirato dentro il negozio e mi ha fatto vedere che il mondo per me era cambiato.”

“Per cui oggi posso solo dire: “Fatelo, non abbiate paura, affidatevi ad un centro specializzato, non fidatevi di ospedali dove non siano riconosciuti gli interventi di chirurgia bariatrica, ma solo centri che siano in grado di fare questi interventi sia come personale sanitario ultraspecializzato che come strutture di assistenza per le necessità della persona con obesità, che abbiano una rianimazione, per eventuali emergenze. Io sono stata contenta che nell’ospedale di Jesi ci fosse, anche se è andato tutto bene. È stata come quella mano che mi ha aiutato ad rientrare in un negozio per la prima volta con gioia. Per cui, fatelo!”

 

 

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