Diabete, obesità e COVID-19: raccomandazioni pratiche per la gestione del diabete in pazienti con l’infezione

Diabete, obesità e Covid19: raccomandazioni pratiche per la gestione del diabete in pazienti con l’infezione

La Società Italiana di Diabetologia (SID)* e l’Associazione Medici Diabetologi (AMD)** sull’analisi dell’articolo pubblicato online il 23 aprile 2020 su Lancet Diabetes &Endocrinology.

 

I motori si sono riaccesi anche se con giusta prudenza, la fase 2 è cominciata, ma il nuovo Coronavirus (SARS Cov-2) di certo ancora non batte in ritirata come è sotto gli occhi di tutti. Si cominciano comunque a fare i primi bilanci e a tentare di scrivere le regole per la gestione del diabete nelle diverse categorie di pazienti.

Le persone con diabete (e con obesità) sono state purtroppo tra le più colpite dalla pandemia, considerata anche la diffusione di queste condizioni tra la popolazione generale, e in particolare tra gli anziani. Si calcola che, nelle diverse parti del mondo, dal 20 al 50% dei pazienti con COVID-19 fossero persone con diabete, molti dei quali con una concomitante cardiopatia ischemica e obesità. Un panel di esperti internazionali ha tentato di mettere a punto dei suggerimenti di trattamento per le persone con diabete e COVID-19 (pubblicate online il 23 aprile sulla prestigiosa rivista Lancet Diabetes &Endocrinology), pur in assenza di chiare evidenze scientifiche. Tra gli autori anche il prof. Francesco Rubino, eccellenza della chirurgia bariatrica e metabolica del King’s College di Londra.

 

“L’inizio della fase 2 e della maggiore circolazione di persone rappresenta sicuramente un momento in cui l’attenzione delle persone con diabete deve essere ancora maggiore e le regole di distanza fisica e protezione individuale devono essere rispettate ancora di più – commenta Francesco Purrello, Presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – Grande attenzione, inoltre deve essere posta anche al controllo del proprio quadro metabolico, consultando il proprio diabetologo, anche attraverso i sistemi di visite a distanza che molti centri di diabetologia stanno già applicando in tutta Italia”.

 

“In questi primi due mesi di emergenza da COVID-19 abbiamo acquisito via via nuove esperienze grazie alle quali abbiamo cercato di ottimizzare le modalità di approccio alla persona con diabete, sia nella prevenzione del contagio, sia nella gestione del diabete stesso in corso di infezione da coronavirus – afferma Paolo Di Bartolo, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) – È molto importante disporre di raccomandazioni internazionali: ci consentono infatti di confrontare quanto appreso da noi sul campo nel nostro Paese con le esperienze di altri colleghi”.

 

Ecco i principali punti emersi dall’analisi pubblicata su Lancet Diabetes &Endocrinology.

 

  1. Prevenzione: la parola d’ordine
    Quel che è certo è che appare fondamentale fare di tutto per prevenire l’infezione da virus SARS CoV-2 nelle persone con diabete. I pazienti vanno sensibilizzati all’importanza di un controllo metabolico ottimale (che comprende glicemia, emoglobina glicata ma anche pressione arteriosa, colesterolo e trigliceridi), ottimizzando l’eventuale terapia in atto e soprattutto non sospendendola, se non sotto stretto controllo medico che, visto il momento, può avvenire anche da remoto, con strumenti di telemedicina o comunicazioni via email o sms.
    La terapia antipertensiva con sartani o ACE-inibitori e la terapia anti-colesterolo con statine non solo non va sospesa, ma va assolutamente proseguita.
    Anche l’obesità e il sovrappeso rappresentano importanti fattori di rischio per i pazienti con infezione COVID-19 (motivo in più per mettersi a dieta o almeno per cercare di non aumentare di peso) perché riducono il volume polmonare, alterano la meccanica respiratoria e l’ossigenazione in corso di ventilazione meccanica, soprattutto in posizione supina. Questi soggetti presentano inoltre un’infiammazione di basso grado cronica e alterazioni dell’immunità, aggravate dalla presenza di insulino-resistenza, che riducono la loro capacità di risposta agli agenti infettivi come i virus.

 

  1. Qual è la migliore terapia anti-diabete nei ricoverati e negli altri
    Nei pazienti ricoverati per COVID-19 è invece necessario stare in guardia circa l’eventuale comparsa di diabete di nuova insorgenza (il virus può attaccare anche le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina), monitorando con attenzione glicemia, glicata, elettroliti, chetoni.
    I pazienti con diabete di nuova insorgenza e quelli già diabetici, se affetti da COVID-19 in forma moderato-grave, richiedono in genere il passaggio a terapia con insulina per via endovenosa ad alte dosi, con l’obiettivo di mantenere la glicemia tra i 72 e i 180 mg/dl.
    Potrebbe essere prudente sospendere la metformina e gli inibitori di SGLT2, ma SOLO in caso di infezione grave da SARS CoV-2, per evitare rispettivamente il rischio di acidosi lattica e di cheto acidosi diabetica. In caso di sospensione, il trattamento di scelta è l’insulina. NB. Non ha senso invece la sospensione ‘profilattica’ di questi farmaci nei pazienti in buona salute.

 

  1. Cosa fare ‘dopo’
    Il virus SARS-CoV-2 può indurre alterazioni metaboliche di lunga durata; i pazienti sopravvissuti all’infezione dovrebbero dunque essere avviati a un monitoraggio cardio-metabolico molto stretto nei mesi a venire. Gli interventi di chirurgica metabolica o chirurgia bariatrica andrebbero inoltre rimandati, mentre in chi è già stato operato è consigliabile vigilare sulla presenza di eventuali deficit nutrizionali (vitamine e micronutrienti) che potrebbero indebolire la risposta immunitaria.

 

 

 

Reference

Prof Stefan R Bornstein, Prof Francesco Rubino, et al – Practical recommendations for the management of diabetes in patients with COVID-19The Lancet Diabetes & Endocrinology, available online 23 April 2020

 

 

 

* La Società Italiana di Diabetologia (SID) –  fondata nel 1964 a Roma  è una associazione no-profit, articolata in 17 sezioni regionali e guidata da un presidente e da un consiglio direttivo nazionale eletti ogni due anni dai circa 2000 soci. In campo diabetologico e metabolico la SID svolge attività di promozione e conduzione della ricerca scientifica, di formazione e aggiornamento per medici e altri operatori sanitari, di divulgazione alle persone con diabete e alla comunità nel suo complesso, di politica sanitaria nell’organizzazione dell’assistenza.
La SID mira a tutelare gli interessi delle persone con diabete e delle loro famiglie, a promuovere la conoscenza della malattia per migliorarne la diagnosi e la cura, a far implementare strategie di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, a valorizzare l’operato dei diabetologi e di quanti operano nella lotta al diabete. La SID, insieme alla Fondazione Diabete Ricerca e alla Associazione Diabete Ricerca, mette in atto programmi di raccolta fondi provenienti da istituzioni pubbliche e private, da aziende e da singoli cittadini al fine di sostenere la ricerca in campo diabetologico.

 

** L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), costituita nel 1974, con oltre 2000 iscritti è la più grande associazione scientifica della diabetologia italiana. Affiliata all’International Diabetes Federation (IDF), AMD: (1) promuove la diffusione sul territorio di strutture idonee alla prevenzione, diagnosi e cura del diabete mellito; (2) si occupa della qualificazione professionale e dell’aggiornamento culturale del personale sanitario operante in tali strutture; (3)  si adopera affinché la diabetologia e la figura del medico diabetologo acquisiscano e mantengano la loro autonomia dal punto di vista didattico e clinico e costituiscano il principale punto di riferimento nella cura del paziente con diabete.
L’AMD promuove la ricerca in campo diabetologico, clinico e terapeutico e collabora con le altre istituzioni che hanno finalità e interessi comuni.

 

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